Il cielo comincia a colorarsi. Le stelle sono invisibili, nessun spicchio di luna, ma gruppetti di nuvole sparse. Piccoli stormi di uccelli guizzano veloci. Il passo del vangelo che la liturgia ci offre oggi da meditare è da Lc12,35-38. Il cristiano è chiamato a
“fare”, non può essere pigro. Gesù ci chiama a vegliare in attesa dello sposo. Nell’aria c’è l’ ansia, ma è piena di gioia. Si aspetta per far festa. Speranze, aspettative si fanno largo nel cuore, nella mente. “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli…” ma non si ferma qui, infatti ci fa una promessa straordinaria:
“In verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.” Che cosa meravigliosa ! Il Signore, colui che ha creato l’universo, scende tra noi, ci fa accomodare intorno a una tavola e si mette a servirci! Ci sta dicendo che Dio è sempre con noi e, come dice don Antonio De Arcangelis nella sua preghiera di ieri sera: “il silenzio di Dio non è assenza”. Se impariamo ad ascoltarlo, sentiamo la sua voce. Paolo in Ef2, 1^ lettura di oggi, ci dice che Cristo, nostra pace, fa di noi una creatura nuova. Cristo è venuto per riconciliarsi con Dio in un solo corpo per mezzo della croce. ” Non siete più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio…avendo come pietra d’angolo Gesù. In lui tutta la creazione cresce ordinata per essere tempio del Signore” Nella creazione c’è anche l’uomo. Allora, come possiamo permettere che se ne calpesti la dignità? Signore, sveglia le coscienze,” liberaci dal male, sostienici nelle tentazioni “. Santa giornata


