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Ottobre 15, 2026

Oggi è festa grande. Da 800 anni da Assisi si irradia una luce che non perde mai vigore. Auguri a tutti coloro che portano questo bel nome. Che siano messaggeri di pace come San Francesco che ovunque andasse lasciava una impronta indelebile. Magari leggiamo uno dei “Fioretti”, questa raccolta che ci ha accompagnato fin dai primi anni di vita. La sua conversione nacque durante una grave malattia e Gesù, dal Crocifisso di San Damiano gli chiese di riparare la sua Chiesa. Il suo saluto era “Pax et Bonum”. Oggi dobbiamo invocare San Francesco con forti grida e invocazioni perché la pace è fortemente minacciata. Nel vangelo di questa 27^ domenica del T.O. Mt 21,33-43, Gesù narra ai capi e agli anziani dei sacerdoti la parabola dei vignaioli assassini.
” Ascoltate questa parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna.” Quell’uomo non badò a spese: dissodò, preparò il terreno, costruì una torre, scavò un tino, recintò e la diede in affitto. Ma al momento in cui reclamò la sua parte, i contadini uccisero i servi che aveva mandato e non ebbero rispetto neanche per il figlio. Cosa farà il padrone della vigna? La darà a chi risponderà alla sua chiamata. ” La pietra scartata diverrà testata d’angolo”. Come diceva papa Benedetto XVI, noi siamo operai nella vigna del Signore, ma siamo anche vigna stessa e dobbiamo dare buoni frutti. Santa domenica