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Ottobre 10, 2026

Stamattina il vangelo è da Lc 6,20-26: le Beatitudini. Luca ci dà una versione leggermente diversa da quella di Matteo. In Luca sono solo quattro, ma aggiunge la parte in cui Gesù dice:
“Ma Guai a voi ricchi!…” Ho dentro il cuore il luogo, Tabcà, sulle rive del mare di Galilea. Intorno olivi, melograni, dalle cui chiome viene la musica del vento. La chiesa è semplice e luminosa. San José Maria de Escrivà definiva le Beatitudini:
” Poema dell’amore di Dio”. Il loro valore e la loro bellezza sta nel fatto che Gesù ce le indica come completamento dei comandamenti, ma anche come via per capire meglio cosa vuole . Esse ci sono compagne lungo il cammino, tolgono dai nostri occhi il superfluo perché possiamo vedere la gloria di Dio. Ci raccontano che gli ultimi,I deboli, gli invisibili, i malati con le sofferenze loro e della loro famiglia, sono al centro del cuore di Dio. Insegnano ad asciugare le lacrime. Condivido con voi un pensiero di don Tonino Bello: “Dio si faccia carne nel grembo della nostra vita quotidiana” . Per questo le Beatitudini ci aiutano. In esse troviamo quella “stoltezza” cosi cara al Signore di cui parla Paolo, che nella 1^ lettura, 1Cor 7, ci invita a vivere come se tutto ciò che appartiene al mondo sia provvisorio. Le nostre mete sono altre. Vivere le Beatitudini è gustare in anticipo la gioia del Signore. Apre orizzonti che placano la nostra ansia di ricerca del Bene sommo.
Dice bene padre E. Ronchi: ” Gli uomini e le donne che parlano di Beatitudini, sono ferite per cui passa un mondo nuovo.” Santa giornata.

Tabcà: Chiesa delle Beatitudini