12 Giu 2026, Ven

Migranti: Agli Stati Generali in Campidoglio, Connect interviene con due proposte per istituzioni più inclusive

La stabilizzazione di mediatori interculturali ed etnopsicologi nei Tribunali per i minorenni, nelle ASL e nei servizi pubblici che entrano in contatto con famiglie e cittadini di diversa cultura. E la creazione di un network interculturale di monitoraggio contro la disinformazione sulle migrazioni, per contrastare fake news, razzismo sistemico e narrazioni ingannevoli rivolte ai giovani nei Paesi d’origine.

Sono le due proposte portate dall’associazione Connect APS, associazione di promozione sociale impegnata da anni nella comunicazione per i diritti civili, l’inclusione e il contrasto alla discriminazione, agli “Stati Generali della Migrazione in Italia”, promossi dal Consiglio Nazionale delle Diaspore e Migrazioni – CONADIMI, nella Sala del Carroccio in Campidoglio, a Roma, nell’ambito del percorso pubblico “Migrazioni, diritti e lavoro. Dall’immigrazione alle diaspore: un percorso di riforma”.

L’iniziativa, inserita nel cammino avviato nel 2025 verso gli Stati Generali delle Migrazioni in Italia, ha riunito rappresentanti delle diaspore, giuristi, associazioni, istituzioni, esperti e realtà impegnate sui temi della governance migratoria, dei diritti, del lavoro, della partecipazione e dell’inclusione.

Nel corso del confronto, Laura Ghiandoni, giornalista e presidente di Connect, è intervenuta sul tema “Diversità culturale e istituzioni: riconoscimento, partecipazione e inclusione. Il ruolo delle istituzioni nella costruzione di una società plurale e coesa”, richiamando l’attenzione sul rischio che differenze culturali non comprese possano trasformarsi in gravi errori istituzionali, amministrativi o giudiziari.

Al centro dell’intervento, il caso di una madre straniera che rischiava l’allontanamento del figlio a causa di un gesto di cura interpretato erroneamente come incuria: l’allattamento e la somministrazione del latte al bambino secondo modalità considerate normali nel suo Paese d’origine. Una vicenda risolta solo grazie all’intervento di una mediatrice interculturale, capace di spiegare il significato di quel comportamento e di evitare una frattura familiare.

“Quando la tenuta di una famiglia dipende dalla fortuna di incontrare una brava mediatrice culturale, significa che il sistema ha una falla – ha dichiarato Laura Ghiandoni – Non possiamo lasciare alla casualità la comprensione delle differenze culturali, soprattutto nei luoghi in cui si prendono decisioni delicatissime sulla vita delle persone, dei minori e delle famiglie. Mediatori interculturali ed etnopsicologi devono diventare presenze strutturali nei Tribunali per i minorenni, nelle ASL e nei servizi pubblici che incontrano culture diverse”.

Secondo Connect, il tema non riguarda soltanto l’accoglienza, ma la qualità stessa dell’azione pubblica. Comprendere se un comportamento sia legato a una pratica culturale, a una fragilità sanitaria o a una condotta penalmente rilevante è una condizione essenziale per permettere alle istituzioni di operare con rigore, equilibrio e rispetto dei diritti fondamentali.

“La diversità non può essere trattata come un concetto astratto o come una formula da inserire nei documenti ufficiali – ha aggiunto Ghiandoni – La diversità è conoscenza, esperienza, sapienza. Significa riconoscere che in altri contesti esistono gesti, linguaggi e pratiche differenti, che non possono essere giudicati senza strumenti adeguati. Una società davvero democratica non cancella le differenze: si attrezza per comprenderle”.

Nel suo intervento, la presidente di Connect ha poi collegato il tema dell’inclusione culturale a quello della disinformazione sulle migrazioni, richiamando il ruolo delle fake news, dei frame ansiogeni e delle narrazioni distorte che contribuiscono a criminalizzare i migranti o, al contrario, a illudere chi parte dai Paesi d’origine sulla facilità e sicurezza dei percorsi migratori.

Da qui la seconda proposta: la costruzione di un network di monitoraggio interculturale, fondato sulla collaborazione con comunità, associazioni e leader delle diaspore, per intercettare e smentire contenuti falsi o manipolatori sia in Italia sia nei Paesi di provenienza.

“Le diaspore possono diventare presidi di verità – ha sottolineato Ghiandoni – Servono reti capaci di contrastare la disinformazione qui, dove alimenta paura e razzismo, e nei Paesi d’origine, dove può spingere giovani e famiglie nelle mani dei trafficanti. La battaglia contro le fake news sulle migrazioni è anche una battaglia per la sicurezza, per la dignità umana e per la qualità della nostra democrazia”.

Connect ha inoltre richiamato la necessità di difendere i principi costituzionali e il patrimonio giuridico costruito in Italia contro razzismo e discriminazioni, dall’articolo 3 della Costituzione alla normativa contro l’odio razziale e per la parità di trattamento.

“L’Italia ha conosciuto pagine buie, in cui il razzismo è diventato legge dello Stato. Proprio per questo oggi abbiamo il dovere di usare gli strumenti democratici, culturali e istituzionali a nostra disposizione per impedire nuovi arretramenti – ha concluso Laura Ghiandoni – Il percorso degli Stati Generali può rappresentare un’occasione importante per passare dalle dichiarazioni di principio a proposte concrete. Connect è pronta a fare la propria parte, mettendo al centro ascolto, competenze, diritti e responsabilità”.

Associazione Connect APS
Per informazioni e partecipazione:
associazione.connect@yahoo.com
Tel. 349 0655689
www.associazioneconnect.org

Alcune foto dell’iniziativa in Campidoglio: