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10 Mar 2026, Mar

π†π‹πˆ π€πππˆ 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 πŒπ”π’πˆπ‚π€ 𝐀 π…πŽππƒπˆ: πˆπ‹ ππ€π“π“πˆπ“πŽ πƒπˆ 𝐔𝐍𝐀 π†π„ππ„π‘π€π™πˆπŽππ„

Ci sono stati anni in cui bastava una chitarra, una manciata di sogni e l’eco di una canzone venuta da lontano per sentirsi parte di qualcosa di grande. Anni in cui la musica non era solo intrattenimento, ma il linguaggio segreto di una generazione che aveva voglia di cambiare il mondo. Io quegli anni li ho vissuti, e ancora oggi li porto dentro come un fuoco che non si spegne.

Negli anni Sessanta la musica era rivoluzione. La beat generation non era soltanto una moda: era un grido di libertΓ , un inno alla vita che si alzava tra le note di chitarre elettriche e voci ribelli. I Beatles e i Rolling Stones erano i nostri eroi, i poeti che ci parlavano con parole nuove, con ritmi travolgenti. Quando ascoltavi “A Day in the Life” o “Paint It Black”, sentivi che qualcosa dentro di te si muoveva, si risvegliava. Noi ragazzi ci riconoscevamo in loro, li imitavamo, cercavamo di riprodurre quel suono magico con strumenti arrangiati, spesso presi in prestito o ricavati con fantasia.

Anche in Italia si respirava quell’aria nuova. I Nomadi, i Dik Dik, i Pooh: non erano solo nomi, erano fratelli maggiori che ci indicavano una via. E cosΓ¬ anche a Fondi, il mio piccolo paese, si accese la scintilla. Eravamo giovani, ingenui forse, ma avevamo un sogno. E i sogni, si sa, hanno bisogno solo di un piccolo aiuto per prendere il volo.

Quel piccolo aiuto arrivΓ² da zio Jerry, il mitico Gerado Egidio Faiola, che ci regalΓ² il nome: “Ragazzi 2000”. Un nome che ci sembrava futuristico, perfetto per noi che volevamo spingere lo sguardo oltre il presente.

Era il settembre del 1966. Io, Marco Di Benedetto, con la mia chitarra, insieme a Pasquale Carroccia (voce), Tonino Meschino (batteria), Franco Rotunno (chitarra) poi sostituito da Giovanni Mattei nel 1969, Domenico Accappaticcio (basso) e Sandro D’Ovidio (tastiere). Sei amici, sei cuori, un’unica passione. Le nostre prove duravano ore, nel garage di uno di noi, tra amplificatori gracchianti e sogni a tutto volume. E poi arrivarono le prime esibizioni sul palco del Supercinema Castello di Fondi per la gara dei complessi del 1967, il pubblico ci applaudiva come se fossimo dei veri professionisti! Conquistammo il primo posto. A Lenola nel 1968 ci classificammo secondi. Ma fu nel 1969, vincendo Itri, che capimmo davvero che la musica ci stava portando lontano.

Salire su un palco e vedere il pubblico che canta con te, che batte le mani, che vibra al tuo ritmo… non si puΓ² spiegare a parole. È un’emozione che ti fa tremare le ginocchia ma ti rende piΓΉ vivo che mai. Quando nel 1970 fummo premiati ancora a Latina, e poi a Isola Liri, con Corrado a presentarci e gli Equipe 84 come ospiti, mi sentii parte di una favola.

Nel 1971 partecipammo al “Trofeo Davoli”, la nota competizione tra complessi organizzata dalla principale casa di strumenti musicali elettrici dell’epoca che prevedeva, come premio per i vincitori, la possibilitΓ  di incidere e pubblicare un singolo in 45 giri. Nella finale a livello regionale, disputata a Falconara Marittima con ospiti d’onore il gruppo dei New Trolls, sembrava un sogno.

Ci classificammo al terzo posto.

Non vincemmo, ma ormai ci sentivamo parte di quel mondo. E cosΓ¬ portavamo la nostra musica ovunque, nelle piazze e presso i locali piΓΉ alla moda del tempo: “il Grottino di San Vito, “II Ragno d’oro” a Borgo Hermada, al “Corsetti Hotel” di Roma, alla “Maga Circe Hotel” di San Felice Circeo, al “Globus Hotel” di Roma spesso affiancati alle altre bands dell’epoca (Dick Dick, Camaleonti, New Trolls, Equipe 84, Le Orme, i Nomadi, La Formula 3).

Poi arrivΓ² il servizio militare, e con lui i primi addii, i cambiamenti. I Ragazzi 2000 divennero Zeta 13. Altri suoni, altri equilibri, ma sempre la stessa anima. Ma questa, come dico spesso, Γ¨ un’altra lunga storia.

Oggi, quando imbraccio la chitarra e guardo negli occhi i miei vecchi compagni di avventura, sento che nulla Γ¨ cambiato davvero. Siamo ancora quei ragazzi di Fondi con troppa musica nel cuore per restare in silenzio. PerchΓ© la musica non ha etΓ , non ha fine. E finchΓ© avremo fiato, continueremo a suonare. Per noi. Per quelli che ci hanno ascoltato. E per quelli che, anche solo per un attimo, hanno sognato con noi.

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Ringraziamo di cuore Marco Di Benedetto per aver condiviso questa storia cosΓ¬ intensa e vibrante. Le sue parole non ci restituiscono soltanto il suono di un’epoca, ma anche l’anima di una generazione che ha creduto nella musica come forza capace di unire, ispirare e cambiare il mondo.

Una generazione che, anche a #Fondi, ha visto nascere e crescere esperienze musicali autentiche, fatte di passione, amicizia e sogni. Il racconto di Marco ci ricorda come quei primi passi, semplici ma coraggiosi, abbiano acceso una scintilla che ha continuato a brillare negli anni, diventando un esempio per molti.

Grazie a lui, ai Ragazzi 2000, poi Zeta 13, tanti giovani musicisti fondani hanno potuto trovare un modello, un’ispirazione, e forse anche il coraggio di credere nel proprio talento.

π‘π€π‚π‚πŽππ“πˆπ€πŒπŽ π…πŽππƒπˆ πŸ‘‰ Per partecipare, inviateci le vostre storie e fotografie tramite Messenger, email all’indirizzo info@prolocofondi.it o al numero ☎️329 776 4644 (anche WhatsApp).

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Associazione Pro Loco Fondi Aps

#raccontiamofondi#patrimonioimmateriale

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