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Serie D, senza riforma si rischia il tracollo

logo serie dLa riforma della Lega Pro sta per andare in vigore. Il prossimo trenta di giugno si chiude l’anno sportivo 2013-2014 che va in archivio e da luglio si apre una stagione ricca di novità. La terza serie italiana ridiventa unica, tre gironi da venti squadre per una maggiore sostenibilità. Un rimedio ritenuto necessario dopo le roventi estati che si sono susseguite negli ultimi anni. Troppi fallimenti, troppe società che nel giro di poche stagioni si ritrovavano in difficoltà economiche così pressanti da far naufragare progetti sportivi nati con le migliori intenzioni.

Sia chiaro, non sempre ad una riforma di una categoria deriva quella della categoria sottostante. Eppure la riforma della Lega Pro, dal nostro punto di vista, non può essere semplicemente recepita dalla Serie D senza porre in essere delle modifiche strutturali, anche piccole. Magari, con un po’ di fortuna, le nove società in sovrannumero saranno assorbite grazie a mancate iscrizioni, o fusioni, del massimo campionato dilettantistico nazionale. Forse, ma con il passare dei giorni diventa sempre più difficile, ci saranno dei ripescaggi in Lega Pro che faranno tornare a 162 le squadre in Serie D ma ci si può sempre affidare al fato? Quando si deciderà di programmare e progettare una Serie A dei dilettanti forte ed ambiziosa?
Immaginiamo che invece le nove squadre in sovrannumero rimangano tali. Questo significa aumentare la capienza di alcuni gironi. Tradotto in soldoni, campionato più lungo, più costi per le società e più spese per le trasferte. Non dimentichiamo che c’è poi la Coppa Italia e le eventuali code post season come play off e play out.
Qui una nuova nota dolente, se la riforma della Lega Pro è stata studiata bene, e ad oggi non c’è motivo per pensarla diversamente, non assisteremo più ai numerosi fallimenti societari degli anni passati e questo significa che i famosi, e tanto discussi, play off a maggior ragione non servirebbero a nulla. La Lega Nazionale Dilettanti argomenta dichiarando che quasi mai non si sono effettuati ripescaggi (due anni fa non ce ne furuno, l’anno seguente ben cinque). Vero. Altrettanto vero è, però, che se sono stati effettuati è solo per le notevoli difficoltà economiche dei club di Lega Pro (spesso tra l’altro di società promosse dalla Serie D). E non basta, perchè molte società i ripescaggi non possono nemmeno richiederli perchè la situazione impiantisca in Italia è allarmante ed anche i club più virtuosi ne sono vittime. Basti pensare che dell’attuale griglia di ripescaggio in Lega Pro già la seconda, Akragas, e la terza, Matelica, hanno rinunciato a presentare domanda di ripescaggio proprio perchè non sono strutturalmente pronte, e non per colpe da addebbitare a loro, per affrontare la Lega Pro. Ritorniamo all’appunto della solidità economica, che comprende anche quella strutturale.

Nove gironi, 162 (o 171 staremo a vedere) squadre, molte delle quali senza solidità economica che spesso non mantengono gli impegni assunti con i propri tesserati (vedi la sfilza infinita di punti di penalizzazione che puntuali arrivano ad ogni stagione sportiva), in qualsiasi altro paese sarebbero motivi sufficienti per mettere in cantiere una riforma.

Alla nostra Lega Nazione Dilettanti, invece, non basta. Poco importa che ora ci saranno risvolti ancora più drammatici per il surplus anche di calciatori che si ritroveranno da professionisti a dilettanti a, molto probabilmente, disoccupati.

E nemmeno basta dover disputare lunghi campionati (ma non si è dilettanti???), nei quali vince solo la prima, in cui la Coppa Italia serve solo ad accedere alle fasi finali di Play Off nazionali che sino all’ultimo istante non si sa che valore possano avere.

Aggiungiamo poi, realtà ben conosciuta ma da tutti taciuta, che ci il dilettantistimo della Serie D, ma non sono, si regge sui piccoli rimborsi spese ai calciatori ma tutti sanno che la realtà è ben diversa.

Se la riforma della Lega Pro avrà i risvolti promessi la fragilità che le apparteneva si riverbererà totalmente sulla Serie D. Senza una riforma si rischierà davvero il tracollo. E poi non ci si riesce a spiegare il perchè la Lega Pro possa fare fuori tre gironi, un intera divisione la Serie D non possa fare a meno di due gironi. 
La nostra proposta resta sempre la stessa: sette gironi, e non più nove, con magari sedici squadre per girone rispetto alle attuali 18 (che spesso diventano di più). Ciò garantirebbe maggiore solidità all’intero sistema ed alle società (meno trasferte, tornei più corti), i campionati sarebbero più a misura di “dilettanti” e soprattutto ci sarebbero due promozioni in più. Indovinate? Se ne potrebbe assegnare una alla vincente della Coppa Italia, manifestazione che aumenterebbe il proprio significato, ed a beneficiare dell’ultima promozione diretta potrebbe essere la vincitrice dei Play Off che avrebbero tutt’altro sapore di quello attuale.

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Updated: Giugno 26, 2014 — 12:19 pm

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