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Sanità Lazio: via libera alla fecondazione eterologa, manca solo l’accordo sul ticket

resize E’ uscita nella giornata di ieri la delibera che stabilisce le linee guida della fecondazione eterologa nel Lazio. L’atto, approvato dalla Giunta regionale, ricalca il modello adottato dalla Toscana e porta a 43 anni l’età massima delle donne che possono sottoporsi ai cicli –massimo tre– di fecondazione. Quello che manca da stabilire è, al momento, solo il prezzo del ticket, che verrà deciso durante la riunione degli assessori alla Sanità delle Regioni, in programma per il 24 settembre.

«Nel provvedimento –ha dichiarato il Governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti– non è volutamente indicato il livello di compartecipazione a carico dei cittadini perché in queste ore ne sta discutendo a Roma presso la sede della Regione Veneto il gruppo tecnico interregionale con l’obiettivo di arrivare a definire una proposta unica valida in tutte le regioni ed evitare il caos tariffario che si sta verificando. Chiudiamo una fase di assoluta incertezza, e vero e proprio caos, durata anni».

L’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, ha salutato con entusiasmo l’approvazione della delibera da parte della Giunta del Lazio. «Finalmente –ha dichiarato l’avvocato Gallo– finisce l’anomalia tutta laziale: ricordiamo infatti che dal 2004 a oggi i centri di fecondazione medicalmente assistita nel Lazio hanno chiesto le necessarie autorizzazioni regionali, ma Marrazzo prima e la Polverini dopo non hanno mai effettuato le attività previste dalla legge 40: autorizzazione e rendicontazione dei fondi sulla Pma. Nella scorsa legislatura, i consiglieri regionali radicali Rocco Berardo e Giuseppe Rossodivita avevano presentato interrogazioni urgenti sull’immobilità della Regione che non procedeva alle autorizzazioni ai centri a Renata Polverini, senza mai ricevere una risposta. La paradossale situazione in cui erano costretti gli operatori della fecondazione assistita del Lazio emergeva chiaramente andando sul sito dell’Istituto superiore di sanità, nella sezione ‘Registro Nazionale Pma’, in cui, selezionando la Regione Lazio, appariva in sovraimpressione la situazione di mancata autorizzazione, unica in Italia, delle strutture laziali».

(foto www.fertilys.org)

fonte:infooggi.it

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